
Un dettaglio che spesso passa inosservato, ma che racchiude una delle pagine più curiose e affascinanti della storia farmaceutica veneziana. Una piccola impronta circolare, visibile su un masegno alla sinistra dell’ingresso della Farmacia “Alle Due Colonne”, è ciò che resta delle innumerevoli volte in cui, in passato, vi fu appoggiato il grande mortaio in bronzo utilizzato per la preparazione della Teriaca.
La Teriaca (o Triaca, dal greco thēriakḗ, “antidoto”) fu per secoli considerata un rimedio universale contro i più svariati mali. La sua preparazione richiedeva tra le 56 e le 65 spezie, molte delle quali provenienti dall’Oriente. A Venezia, crocevia di mercanti, si poteva contare su ingredienti di altissima qualità. Le regole per la sua produzione erano rigorose e riservate a circa quaranta delle cento “Spezierie” (le farmacie dell’epoca) presenti in città. La Teriaca veniva preparata una sola volta all’anno, in pubblico e sotto stretto controllo ufficiale.
Quella veneziana, così garantita, divenne una delle più rinomate e costose, rappresentando per la Serenissima una risorsa economica di grande rilievo. Si racconta che l’antidoto dovesse macerare per almeno sei anni e potesse conservarsi fino a trentasei. Nonostante oggi se ne riconosca l’inefficacia terapeutica (contenendo oppio, tutt’al più poteva lenire il dolore) la sua produzione continuò in laguna fino alla metà dell’Ottocento.
Curiosamente, si dice che la ditta Branca, nel 1845, si sia ispirata proprio alla ricetta della Teriaca per creare il suo celebre Fernet.


a dx un tappo-sigillo di piombo di un contenitore di teriaca (probabile XVI secolo) prodotto dalla stessa farmacia
Sestiere di Cannaregio 6044
A sinistra della porta della farmacia in Campiello Bruno Crovato già S.Canzian
Geolocalizzazione: 45.439894, 12.338699