
La Scala dei Giganti è uno di quei luoghi veneziani in cui l’architettura smette di essere solo architettura e diventa teatro. Nel cortile di Palazzo Ducale, questa scalinata monumentale del tardo Quattrocento era il palcoscenico solenne su cui i dogi venivano ufficialmente investiti del loro ruolo.
Sulla sommità, come due guardiani eterni, si ergono Marte e Nettuno, scolpiti da Jacopo Sansovino nel Cinquecento. Il primo incarna la forza militare della Serenissima, il secondo il dominio sui mari. Insieme formano una coppia simbolica che racconta l’ambizione di Venezia in quell’epoca: potenza di terra e potenza d’acqua.
Ed è proprio davanti a Marte che molti visitatori, oggi, si fermano stupiti. Quel volto fiero, scolpito, quasi… cinematografico, ricorda irresistibilmente uno dei più grandi divi di Hollywood: Paul Newman. Zigomi alti, mascella netta, sguardo che ti trapassa come una biglia d’acciaio. È difficile non pensarlo. Qualcuno giura che, se Newman avesse indossato un elmo, Sansovino avrebbe potuto scolpirlo senza cambiare una virgola.
A rendere la somiglianza ancora più divertente c’è una vecchia leggenda, mai confermata ma sussurrata da qualche guida più spiritosa. Racconta che, durante un restauro, un tecnico avrebbe notato sul retro della statua una minuscola incisione nascosta tra le pieghe del panneggio: due parole appena visibili, “oculi caerulei” cioè occhi azzurri. Che Sansovino, in un impeto di preveggenza artistica, avesse immaginato un volto futuro, un eroe che sarebbe arrivato secoli dopo incarnando esattamente quel tipo di bellezza?
Un’altro racconto vuole che, durante le riprese di un film ambientato a Venezia negli anni Sessanta, Newman passando per il cortile di Palazzo Ducale si sia fermato davanti a Marte, l’abbia osservato a lungo e abbia commentato: «Potremmo usarla come controfigura!». Peccato che Newman non abbia mai girato un film a Venezia, dettaglio che rende l’aneddoto ancora più deliziosamente improbabile.
Invenzioni, distorsioni o semplicemente illusioni indotte della nostra pareidolia estetica, quando il cervello crede di riconoscere un volto familiare in un altro volto, anche se separati da secoli. Che è anche un modo molto umano di appropriarsi della storia.




Sestiere di San Marco
all’interno del cortile di Palazzo Ducale
Geolicalizzazione: 45.434359, 12.340348