
Veneti e trentini sono da tempo abituati a veder sorgere dalle proprie terre le maestose creature di Marco Martello in arte Martalar, che si autodefinisce “scultore del legno e artista del bosco”. Sebbene il loro habitat naturale sia la montagna, già in due occasioni queste opere hanno raggiunto anche la Serenissima.
La prima apparizione risale al settembre 2020, quando il “Leone alato di Vaia” (3 metri d’altezza per 4 di lunghezza) fu scelto come simbolo di resilienza per la 77ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. Realizzato nell’entroterra vicentino e trasportato su un pontone fino al Lido, trovò dimora per la durata della Mostra nel giardino dell’ex Casinò. Oggi, quell’opera ha la sua casa definitiva a Jesolo, e non va confusa con il “fratello maggiore”: l’immenso “Leone alato” (7 metri per 10) che svetta a Tarzo, in località Fratta, a ridosso dell’incantevole Lago di Lago.
Queste sue opere nascono dai resti della tempesta Vaia del 2018, trasformando ciò che è stato spezzato in un messaggio di rinascita. Destinate a ingrigire e consumarsi nel tempo, queste sculture seguono il ciclo vitale della materia fino a scomparire: è Land Art allo stato puro.
Con la stessa tecnica, ma con un’anima diversa, è nata “La Custode”. Silenziosa e raccolta, l’opera veglia sull’Isola della Certosa dall’ottobre 2020. Per realizzarla sono stati utilizzati frammenti lignei provenienti dalla bonifica dell’isola stessa, oggi il parco urbano più esteso di Venezia, con un tocco d’ingegno marittimo: le sue chiome sono fatte di vecchie cime dei vaporetti, logore e ingiallite, perfettamente coerenti con lo spirito del riutilizzo.
Più che per le dimensioni, “La Custode” colpisce per il suo invito alla riflessione. Seduta con le gambe raccolte a pochi passi dall’approdo dei vaporetti (linee 4.1 e 4.2), scruta l’orizzonte con uno sguardo serio ed enigmatico. Sembra una madre, forse una Madre Natura, intenta a intercettare le insidie del futuro.
Il suo nome è un manifesto: la sua presenza richiama la necessità di preservare un’isola restituita solo di recente alla fruizione pubblica. Dopo un passato glorioso come centro religioso agostiniano e certosino, la Certosa subì le soppressioni napoleoniche del 1807, trasformandosi in un presidio militare e cadendo poi in un lungo degrado. La rinascita è iniziata negli anni ’90 grazie alla società Vento di Venezia, che l’ha trasformata in un eccellente hub nautico e in un’oasi naturale di 24 ettari, dove l’ospitalità e l’ambiente convivono finalmente in armonia.







La Certosa
a 150m a destra della fermata Certosa del Vaporetto
Geolocalizzazione: 45.431461, 12.370341