172. Il ponte dei pugni

Il Ponte dei Pugni, con le sue quattro impronte in marmo ancora oggi incastonate nel selciato, non è soltanto una curiosità architettonica: racconta una Venezia che per secoli vide fronteggiarsi due fazioni popolane, i Nicolotti e i Castellani. Una rivalità non solo territoriale, ma specchio di un divario sociale ed economico radicato nelle calli.
I Nicolotti, identificati dal colore nero e devoti alla Chiesa di San Nicolò dei Mendicoli, erano umili pescatori che vivevano nell’incertezza quotidiana del proprio sostentamento. I Castellani, legati al rosso e alla Chiesa di San Pietro di Castello, comprendevano gli Arsenalotti, l’élite della manovalanza veneziana, forti di un salario stabile e della protezione della Serenissima. Questa divisione, lungi dall’essere osteggiata, faceva comodo al Doge: un popolo diviso era meno incline alla rivolta collettiva. Per questo la Repubblica non solo tollerava la rivalità, ma la alimentava, favorendo apertamente i Castellani, per esempio affidando agli Arsenalotti incarichi di sicurezza durante le manifestazioni pubbliche.
Il momento della verità arrivava ogni anno tra settembre e Natale, quando alcuni ponti della città, allora privi di sponde, diventavano il teatro di scontri sospesi sull’acqua. Le ostilità seguivano un crescendo di violenza: si iniziava con la Mostra, un pugilato tra i campioni delle due fazioni; si passava alla Guerra Ordinata, una prova di forza corale basata sulla spinta collettiva per conquistare il ponte; e si culminava nella Frota, la variante più brutale, un assalto senza regole in cui comparivano bastoni e persino lame, con decine di uomini feriti che finivano nel canale rischiando l’annegamento.
Quando nel 1705 l’escalation di sangue divenne insostenibile, la Repubblica decretò il divieto totale di questi scontri, ma riuscì a incanalare quella straordinaria energia agonistica in forme più pacifiche, come le Forze d’Ercole. In Piazza San Marco, davanti al Doge, i muscoli che un tempo servivano a colpire vennero usati per sostenere, dando vita a spettacolari piramidi umane che mettevano alla prova equilibrio e coordinazione delle due fazioni. Una celebrazione della forza e dell’ingegno di Venezia.

il Ponte dei Pugni oggi, con le sponde
le impronte della Mostra [foto ZUK]
dipinto di scuola veneziana “Battaglia dei Pugni, Ponte San Barnaba” (XVII-XVIII sec)
PS spesso nei dipinti il Ponte dei Pugni viene indicato come Ponte di San Barnaba
dipinto di Alessandro Piazza “La Battaglia dei Pugni sopra il Ponte di San Barnaba” (1691-1701ca)
dipinto di Joseph Heintz il Giovane “Scontro sul Ponte dei Pugni” (1673)
dipinto attribuito a Johann Heinrich Richter “Veduta del Ponte dei Pugni” (1720-30ca)
incisione di Domenico Lovisa “Veduta del Canale e Chiesa di S. Barnaba col la guerra de Pugni” (1717ca)
incisione di Stefano Mozzo detto Scolari (1662) – in alto la leggenda etiologica:
“La Guera tra Nicolotti e Castellani che si fa in Venetia in memoria de Triestini, che ruborno le Novizze in Castello mentre si sposavano tutte in un giorno destinato e si fa in tal memoria e si dimandava la batalgiola e quelle seguitate de Venetiani repilgiate le Donzelle furono fatti tributari l’anno 932”
dipinto attribuito a Francesco Guardi “Le Forze d’Ercole, allegoria della fama” (1730-40ca)
PS la Fama è tradizionalmente rappresentata alata, con la tromba e celebra le imprese umane

Sestiere di Dorsoduro
tra Fondamenta Alberti e Fondamenta Gherardini vicino a Campo San Barnaba
Geolocalizzazione: 45.433170, 12.324360

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