

Così si legge nei resoconti dell’epoca:
«Trentottesima incursione aerea nella notte tra il 26 e il 27 febbraio 1918. Venezia bombardata ininterrottamente per otto ore da cinquanta velivoli austro-tedeschi, che gettano sulla città circa trecento bombe. Il nemico compie il suo massimo e vandalico sfogo sulla Regina dell’Adriatico, perdendo due apparecchi. Il bombardamento ha inizio alle ore 22 e termina alle ore 6. San Marco protesse Venezia: vi fu un solo morto e due donne ferite.»
E ancora:
«La Chiesa di San Simeon Piccolo, prospiciente il Canal Grande e la Stazione Ferroviaria, costruita sul modello del Pantheon di Agrippa a Roma, è colpita da due bombe esplosive. La prima piomba sulla grande gradinata e scoppia alla base di una delle quattro colonne corinzie, che viene divelta e si abbatte sui gradini e sulle fondamenta, spezzandosi. Le macerie proiettate dall’esplosione causano l’affondamento di undici gondole dello stazio della ferrovia. L’altra bomba cade sul tetto dell’atrio, esplode vicino alla porta d’ingresso della chiesa, sfonda il pavimento e danneggia gli ornati in pietra viva.»
Durante la Prima Guerra Mondiale, Venezia fu ferita dal cielo ben quarantadue volte, dal 24 maggio 1915, giorno della dichiarazione di guerra dell’Italia all’Austria, fino al 23 ottobre 1918, vigilia della Battaglia di Vittorio Veneto, che avrebbe portato al crollo dell’Impero Austro-Ungarico e alla fine delle ostilità sul fronte italiano.
San Simeon Piccolo, seppur restaurata, conserva ancora le sue cicatrici: sulla base della seconda colonna tonda da sinistra, e in misura minore sulla terza, si leggono i segni dell’esplosione. Sono ferite di pietra che il tempo non ha potuto, o forse non ha voluto, cancellare.




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Sestiere di Santa Croce (a dx del 712)
in Fondamenta San Simeone Piccolo di fronte alla Stazione Ferroviaria
Geolocalizzazione: 45.440448, 12.322273