
Il Ponte dei Pugni, con le sue quattro impronte in marmo ancora oggi incastonate nel selciato, non è soltanto una curiosità architettonica: racconta una Venezia che per secoli vide fronteggiarsi due fazioni popolane, i Nicolotti e i Castellani. Una rivalità non solo territoriale, ma specchio di un divario sociale ed economico radicato nelle calli.
I Nicolotti, identificati dal colore nero e devoti alla Chiesa di San Nicolò dei Mendicoli, erano umili pescatori che vivevano nell’incertezza quotidiana del proprio sostentamento. I Castellani, legati al rosso e alla Chiesa di San Pietro di Castello, comprendevano gli Arsenalotti, l’élite della manovalanza veneziana, forti di un salario stabile e della protezione della Serenissima. Questa divisione, lungi dall’essere osteggiata, faceva comodo al Doge: un popolo diviso era meno incline alla rivolta collettiva. Per questo la Repubblica non solo tollerava la rivalità, ma la alimentava, favorendo apertamente i Castellani, per esempio affidando agli Arsenalotti incarichi di sicurezza durante le manifestazioni pubbliche.
Il momento della verità arrivava ogni anno tra settembre e Natale, quando alcuni ponti della città, allora privi di sponde, diventavano il teatro di scontri sospesi sull’acqua. Le ostilità seguivano un crescendo di violenza: si iniziava con la Mostra, un pugilato tra i campioni delle due fazioni; si passava alla Guerra Ordinata, una prova di forza corale basata sulla spinta collettiva per conquistare il ponte; e si culminava nella Frota, la variante più brutale, un assalto senza regole in cui comparivano bastoni e persino lame, con decine di uomini feriti che finivano nel canale rischiando l’annegamento.
Quando nel 1705 l’escalation di sangue divenne insostenibile, la Repubblica decretò il divieto totale di questi scontri, ma riuscì a incanalare quella straordinaria energia agonistica in forme più pacifiche, come le Forze d’Ercole. In Piazza San Marco, davanti al Doge, i muscoli che un tempo servivano a colpire vennero usati per sostenere, dando vita a spettacolari piramidi umane che mettevano alla prova equilibrio e coordinazione delle due fazioni. Una celebrazione della forza e dell’ingegno di Venezia.



PS spesso nei dipinti il Ponte dei Pugni viene indicato come Ponte di San Barnaba





“La Guera tra Nicolotti e Castellani che si fa in Venetia in memoria de Triestini, che ruborno le Novizze in Castello mentre si sposavano tutte in un giorno destinato e si fa in tal memoria e si dimandava la batalgiola e quelle seguitate de Venetiani repilgiate le Donzelle furono fatti tributari l’anno 932”

PS la Fama è tradizionalmente rappresentata alata, con la tromba e celebra le imprese umane
Sestiere di Dorsoduro
tra Fondamenta Alberti e Fondamenta Gherardini vicino a Campo San Barnaba
Geolocalizzazione: 45.433170, 12.324360
Un altro ponte dei pugni di trova a san Marcuola sono visibili le impronte dove doversi posizionare
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Grazie Concetta, mi dici il nome del ponte?
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Il nome del ponte non lo so ma è in campo San Marcuola e va verso la fondamenta che porta al palazzo sordo una volta scuola elementare
In ogni modo bravissimo per il tuo interessante lavoro di informazione su Venezia
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Correggo e il palazzo della ex scuola elementare la diedo
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Allora è il Ponte di Sanata Fosca!
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Voi avete mai visto questo libro?
Robert C. Davis, La Guerra dei Pugni, (Jouvence, 1997)?
Tradotto dall’originale, The War of the Fists, (Oxford University Press, 1994).
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No, ma lo prenderò
Grazie
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È basato su un manoscritto lungo lungo che ho scoperto nel Museo Correr quasi quarant’anni fa e poi con molta fatica copiato, come si può vedere qua sotto… un capitolo/anno preso dal venti in totale
RD
1 GUERRA PRIMA DOPPO IL CONTAGGIO SUCCESSE 1632 PRIMO NOVEMBRE: 8291 PAGE 1 Se bene dell’anno 1630 per mesi quattordici e giorni 20 principiati primo Settembre [NIM: et finiti 20 Nov 1631] da contaggiosa Mano con Falce d’ambe le parti tagliente, afflitta e travagliata a segno tale, che in detto tempo atterrò senza distintione alcuna di picciolo o Grande, di povero o ricco, persone d’ogni sesso et età, al numero di 52260 [CNT: sessanta tre mille], faccendone in un sol taglio raccolta, in sino di sei e [CNT talvolta] sette cento alla giornata, con spavento e horrore sì grande, che niuno era più sicuro di sua Vita, benché nelle proprie stanze e Gabinetti più secreti serassero la loro salvezza. Ad ogni modo, non potè, dico, già mai con suoi replicati colpi svellere le radice martiali, che sogliono indeffese polullare nel seno delle due Fattioni, cioè Nicolotte e Castellane ne punto scemargli dal cuore la memoria over antipatia naturale, che hanno tra loro, di dicidere (nel far la Guerra over Battagliola sopra di un Ponte della Città), le loro antiche pretentioni, risse, et garreggiamenti, quali altro non sono, che la Patronia e Dominio della Piazza di mezo del medesimo Ponte, già tanti anni, o per non dir meglio, secoli, da ambe le parti più volte combattuto ,assalito, diffeso, preso, perso, et vicidevolmente ricuperato. Che però disserata, et liberata l’afflitta Venetia dalle Carceri di una improvista Morte, nel Giorno della Presentatione della Nostra Vergine, che si celebra li 21 Novembre, a cui in debole rendimento di gratie fù dalla publica Devotione erretto et dedicato il famosissimo Tempio della salute, in puro voto, havendo come Madre di Misericordia svagliata la pietà dal Figlio ad atterrare mostro sì horrendo, ogn’uno di qual si sia sesso ripieno il Cuore di Giubilo e contenetzza, godeva la nova libertà, facendo ne Campi d’ogni Parocchiale per molte sere continue altissimi fochi, con sbarri di Mortaretti, Rochette e Bombe volanti per l’aria, accompagnotati da tutte le bocche con un Viva, che con grato rimbombo applaudiva la Vittoria conseguita. Così anco nelli giorni festivi, doppo le publiche devotioni per tutti i lochi sacri, alternatamente decadente, per tutte le contrade ancora l’avanzo della Gioventù con le figlie da marito* danzavano, et ballavano come è l’uso della Città, con suoni e canti, scorrendo per li Canali Bache infinite, nelle quali erano Musiche, et instrumenti d’ogni sorte, godendosi PAGE 2 parenti et amici, mentre prima gli era concesso appena il vedersi, non che l’abbracciarsi, né vi erano 2 insomma feste, giochi [ricreationi CNT] e caffè che ivi con somma allegria e contento di tutta la città non si risvegliassero. Ma perché la Guerra, ovvero Battagliola dei Pugni, è la più famosa e bramata ricreatione, di tutto il popolo Venetiano, perciò il popolo non solo, ma i grandi et i maggiori ancora cominciarono a suscitar alcune Fattioni la gioventù a doversi portare alli Ponte confinanti tra Castellani e Nicolotti ravivare le Guerra e le battaglie antiche, tanto contentiose per non dire sanguinose. Né fu molto difficile il spronarli, mentre gli et gli altri, deposto per così dire il peso della morte pestilenziale, sciolti e pronti bentosto in diverse feste, vennero alle mani sopra il Ponte di S. Barnabà, ingrossandosi sempre di più le zuffe et assalti dei giovani più gagliardi, senza però esser guidati da Padrini o da altri soldati di rispetto, et autorità poiché molti capi da Guerra da tutte doi le parti furono avellennati dal morso e soffio di quella pestifera serpe. Gli attacchi dunque benché arditi e coraggiosi erano di ugual valore, non essendo né all’una né all’altra Fattione difficile il farsi patroni del Ponte,# mentre con pari scorreria ognuno combatteva con il medesimo ardire, e coraggio, tenuto già quasi due anni in silenzio, e quiete nei ristretti del timore, più le già dette influenze mortali. Cagionarono questi replicati combattimenti che la soldatesca più sperimentata e fiera di ambi li eserciti, si diede a sussurri e commotioni, svegliando e stimolando i capi loro à doverli rolare, non potendo più essere in freno col loro proprio ardore et volontà di cimenti maggiori. Uditi onde e sparsi per la Città sussuri tale, Giulio Calzeta, Bortolo Brusà, e Giomo da S.Nicolò, Padrini famosi, del popolo Nicolotto si lasciarono intendere di voler ordinar una Guerra. Il che venendo all’orecchio di Piero Chielelin, del Zanco Stampador, e di Giovanni Sponzeretto Castellani, Capi di somma esperienza, si lasciarono intendere che tale anco era il loro desiderio, e per ciò procurarono di abboccarsi insieme come fecero in Rialto novo sotto lì di 4 settembre, bacciandosi l’uno con l’altro come avanzi e residui delle tragica Scena, per terminare non solo il giorno, ma eleggere anco il Ponte, sopra il quale di nuove si dovessero PAGE 3 contendere, e ridurre sotto l’ago le questioni dei loro antenati. Stabilito dunque doppo molte e varie consulte il giorno di tutti li Santi erano molto discordi sul Ponte, mentre li Nicolotti proponevano quello di S. Marcilian, ovvero di S. Fosca, li Castellani quello dei Gesuati, ovvero dei Carmeni, portando ogniuno il loro vantaggio (non fu mai possibile qualsivoglia proposta o conditione il stabilire l’uno di questi quattro 3 ponti, il che diede mottivo a tutta la Città di chiedere che l’una e l’altra Fattione temesse il cimento più per la perdità, che per la Vittoria), elessero infine il Ponte di S. Barnabà, et acciò si venisse ad una baruffa e battaglia uguale terminarono far prima tre mostre e poi venir alle mani con la frotta. Udite dal popolo le terminationi, quale era infinito, ridotto ivi di tutte le parti per attendere il fine della consulta in inante si diffuse per ciaschedun confine il terminato consiglio. Il che fu cagione che li padrini Castellani eleggessero come capi da Guerra di molta stima e valore Battista Scalleter, Nicolotto Brocchetta, acciò immediatamente si portassero con altri Parteggiani con Barche cariche di provisioni da Guerra, cioè di Cartoni, Corsaletti, Guanti, e capelli alla Schiavona, alli confini e lochi fuori della città suoi confiderati, per far una rassegna generale delle genti avanzate dall’ingordigia dell’horrendo mostro, cioè à Muran, Buran, Mazorbo, Torcello, al Lido, Vignole, et altre isolette, et Zuecca. Così dai Nicolotti furono eletti per tal’effetto Domenego Barozzo, Piero Zocco da S. Nicolò, quali, con due Peote e con altri armati andavano con dannaro, et altri munizioni alle Gambarare, Mira, Dolo, Oriago, con li confinanti della Brenta, andando poi Pelladori di Cannaregio a Mestre, e Malamocco. Pubblicati tali parecchi [militari CNT] per tutte le contrade i suoi confinanti diedero occasione a tutti di provvedersi di sito, di balconi, di coppi e di altane; provvedendosi altri di palchi e di solari fabricati la notte, altri di barche, Peote, gondole in Rio, che più non potevasi dire canale, ma terra e fondamenta, anzi, per haver loco opportuno, molti mandarono le loro barche, [l’antivigilia di Natale CNT] tre giorni prima del tempo determinato, ben è vero che prima di tanta occupatione si fece cavar il Rio da tutte le parti del Ponte, acciò essendo l’acqua bassa, quelli che per mala fortuna fossero caduti dal Ponte, non corressero pericolo di affogarsi nel fango, come tante altre volte è accaduta miseria e stravaganza tale, si fecero diligentemente lavare PAGE 4 tutti i sassi, et pali piantati vicini al Ponte. Era insomma tanta la confusione della città che molti cittadini, quali erano ancora fuori nelle loro ville, già ricovero per fuggire l’influssi maligni, senza alcun timore# repatriarono con le famiglie per trovarsi presenti ad una Guerra delle più famose che siano mai state ordinate, tali à memoria dei più atempati delle città, per le promissioni forsi mai più tentate ne praticate. Ma perché è propria virtù d’un capitano il provvedere a tutti gli ozi et commodi di un esercito, per ciò gli 4 uni e gli altri capi, prudentemente penetrarono che un numero [di questi CNT] di [due più CNT] mille soldati per parte non potevano nel maggior bollore della battaglia capire sopra il Ponte, ma che era di necessità che la maggior parte precipitasse nell’acqua, come ne habbiamo infiniti esempi, particolarmente nella Guerra fatta al Ponte dei Carmini, l’anno 1628 prima di Gennaio intimata à Nicolotti dal conte Piero, Generale si può dire dei Castellani, degno certo essere nell’historie nominato tra i più degni capitani delle Guerre non solo contro i Nicolotti, ma anco con le arme da taglio e da foco, memorabile, mentre in due o tre gruppi fierissimi caderono precipitosi nell’acqua in circa 400 Castellani et altri tanti Nicolotti, de quali molti perirono più dal rigore del freddo che dall’ardore della battaglia. Perciò in quel bellimento di Guerrali detti più Castellani prepararono molte legne et fascine con Camise e drappi in certa casa voda in calle Larga, acciò li soldati potessero havere scaldamento e mutarsi di drappi, e riscaldare il coraggio già sfreddito dalla violenza dell’acqua, per la stagione farsi agghiacciare. Il simile fu fatto dalli capi de Nicolotti in una callesella di cà Canal, come anco in casa di Filippo Callegher, in campo di S. Margherita. Ma perché talvolta per accidenti non aspettati si può venire dal combattimento dei pugni all’armi, dall’armi a sassate terribili, mentre con pugnali si cavano le pietre dalle fondamente et le case restano scoperte di coppi, i Castellani vennero con due teste in Rio del Malpaga, armate di spade, spontoni con targoni et altre arme da taglio, ponendole molte nella corte et casa del Balanzon per poter venendo l’occasione a ogni modo veder vinto e soggiogato i Nicolotti, quali eccitati da spie di tante invidiose armi ancor essi fecero il medesimo, mettendo in più lochi e case vicine al Ponte grande PAGE 5 inchieta d’armi non meno dell’inimico avantaggiandosi molto più col’haver posto grosso numero di parteggiani sopra la casa sotto il portico delle colonnette, acciò tacendosi la baruffa di sassi et spontoni, questi con coppi diffendevano il Ponte mentre fu dai Castellani con Arme combattuto. Non ci fu infatti consiglio, che non fosse mutuamente considerato, non provisione, che non fosse sufficiente in un apparato di Guerra sì novo e formidabile. Essendo dunque la città in ogni parte sottosopra, tale commotione pervenne all’orecchio dei Magistrati superiori, i quali mandarono i Capitani al Ponte, cioè, dalla parte dei Castellani il Sordo et il Polesina, et de Nicolotti Tiraferro e Colombina, acciò con rigorosa assistenza procurassero di divertire i precipitij et seditioni di radunanza sì numerosa che in tali cimenti sogliono con 5 mortalità grande avenire. In questo mentre, già per tempo la soldatesca da Mar, cioè da Muran, Torcello, Buran, con altri confinanti venne con barche grosse, et Peote a bandiere spiegate, per canale della Zuecca, sonando Gnacchere e Tamburi, altamente gridando viva viva i Castellani. Le genti Zuecchine invidada da queste voci militari subito ancor esse montarono sopra le loro Peote armate, già preparate furiosamente vestendosi dei loro corsaletti si unirono tutti insieme e vennero a far il sbarco parte al traghetto di S. Barnabà, parte in Rio del Malpaga. la venuta di queste militie fu mattino che anco le fille da S. Gregorio vennero spogliate e pronte ad un unirsi con i Gnesoti, i quali facendo una grossa squadra con regola veramente militare, passarono per Borgo S. Trovaso, altri per la callesella con tanta amirationi che tutte le fenestre, pergoli e balconi erano dalle genti delle case occupate per vedere militia sì bene regolata, sì pronta alla Guerra, e ai combattimenti. Non sì tosto comparvero nella piazza d’arme, cioè in Campo S. Barnaba, ove era grande quantità di soldati fra terra che furono seguitate delle Fattioni di Castello e dell’Arsenal, PAGE 6 essendo anco questi con Peotte, e Barche armade composti a suon de trombe e stridori trà il loro esercito intiero. Congregata dunque tutta la militia Castellana in uno, i Padrini si diedero a rolare le fille con i loro capi, poi Piero Moro, comandante Generale di tutto l’esercito, montando sopra gli scalini del Pozzo in Campo S. Barnabà nel suo linguaggio Arsenalesco fece a tutti la seguente orazione. Quando me vien inanzi i occhi, o Signori Castellani terror de Nicolotti, le guerre, le glorie, i trionfi reportai contro i nostri nemisi dai nostri antighi fradei, son tutto consolation, el mio cuor me gringola de allegrezza. Ma quando penso, che nella Peste passate, perfida e traditora, ne se andao de mal tanti capi da Guera dei più bravi e dei più famosi, con gran quantitae de per forti amisi, che in menor le zatte no i ciedeva al gran Dio Marte, me sento il sangue correr giazzao per le vene, e tutto me otremisso. Ma non voio minga che per questo che se perdemo d’anemo, perché za nu tutti nassemo della medesima bravura, che i gera elli che quando se trattava de zuffarse con la setta Nicolotta i pareva tanti leoni sbrenai(=temerari), e quelli con grandissima veritae, perché essendo nu el sostegno del famosissimo Arsenal che è il terroro de tutti i nemisi del sò protettor S. Marco, che porta per insegna el sò bel Lion, dovemo anca nu in questa Battaia, che deve seguir esser tanti Leoni coraggiosi, e no degradar dalla fama 6 e dall’antichitae, de tanti capi, e soldai illustri, che no ha mai paura della morte, per conservarne nella nostra solita patronia, e assoluto dominio del Ponte, particolarmdella bona memoria del nostro conte Piero, che solo a nominarlo el ne doveria meter el fiao in corpo, e la memoria delle Guerre passae, da nu mille volte guadagnae, no la serve ad altro, se non per mortificationide veri nemisi, o per esempio nel regolarse nelle altre occasion, in primis et ante omnia nella zornada del dì presente. Recordeve, che nella Guerra del 28 intimada, se no me inganno, da Beverin Piater per nome de Nicolotti, al nostro famoso Tre Mori al Ponte de S. Barnaba, fu tanta la sua bravura e prontezza che alla nostra comparsa i se avili e che i tremava de vegnir al Ponte. E nù, el zorno destinado alla Battaia, pieni del nostro solito valor, havemo fatto scorrerie prima al Ponte dei Carmeni PAGE 7 piazza prencipal dei Nicolotti, e loro mai se vegnudi al cimento. De più semo scorsi al Ponte del socorso, fortezza più internada nei loro confini, e loro sempre più intimoridi ma nù sempre più coraggiosi semo andai ad occupar tutto el Ponte de S. Baseio, che se nelle proprie loro habitation; che alla nostra comparsa sola si serava le porte, e i Balconi, che no i saveva in che buso cazzarse. E’ ben vero che i confinanti vene fuora con arme, sassi, e spontoni, ma nu se ben provvisti, che tollessimo le fassine, e le Targhe in su le Zattere, e più de un per andò nell’acqua barbino?. Queste due attioni sole reducendole per un semplice tocco ne doveria far tutti de un medesimo cuor, de una medesima volontà. Podemo far conto adesso de esser zente niova, che nu renovemo niove Guerre, niove Battaie, e niove pretension, perché i più forti, i più nominai, tanto dei nostri, quanto dei Nicolottise stai malmanai da quella pestifera spada che no mai potra respetto né a Dosi né a Pappi. Se nu in questa zornada avemo la vittoria, e se impadronimo del Ponte, i nostri nemisi restarà sempre col spasemo addosso, e certo mai più i vorrà vegnir alle mani coi fatti nostri. Su dunque cuor, e anemo, za avemo anca al fianco mio compare Sponzeretto, honor e confallon de tuta la Nation castellanna; havé tuti i nostri capi pronti de rolarve sotto le sò insegne. Havé dalla banda de i zanchi per capo el nostro gran Giacomazzo da S. Agnese; dalla banda destra Palese e Tonin da S. Luca, soldai nella mesca e nei steccai sopra pari. E sapie che l’ardir e la prontezza d’un soldato combatte col sò nemico de mezo cuor. Fornida questa horatione, tutti unanimi e con un cuor appunto tutto fierezza, fecero rimbombar il cielo con 7 un viva viva i Castellani, portandosi al Ponte con ordenanza militare forsi non più veduta in altri cimenti. All’incontro i Nicolotti, nel medesimo insieme con le militie di terraferma, cioè della Mira, Dolo, Gambarare, con altri confinanti con la Brenta, facendo el sbarco alle Rive de S. Marta, se unirono con questi, e vennero nel campo de S. Margherita in ordine militar, con i loro capi, quando subito giunti PAGE 8 fecero unita comparsa le squadre dei Bari condotte dal Zanco Bisola, tutte in arnese, e svelte, facendosi molto più numerose essendosi già incontrate in Campo S. Pantaleone con le Fille di Cannareggio, guidate in parte da Pietro Zanco Arduino, e parte da Pietro Palladin, capi de tanta stima nelle armi di ogni sorta, particolarmente nei steccati che ogni soldato se gli inchinava. Non molto doppo, che era circa le hore vinti, si videro a venite tutte le squadre e compagnie di tutto il territorio da S. Nicolò, vestite di rosso, com’è loro solito, ben proviste et ornate delle solite corazzine et manopole. Erano quelle condotte et regolate da un solo capo, amato, temuto e riverito da questi popoli più di ogni altro, che era Tonolo de Giomo, vecchio venerando di età di anni 70 circa, pur vestito di rosso con un bastone in mano, il quale fu incontrato subito dalli altri capi con applauso non creduto; camminavano in questo mentre le spie d’ambe le parti, per snervare li andmenti del nemico, quando venne Heraclito Famagosta, cipriota tutto antioso, portando l’avviso che li Castellani havevano già cominciato ad assediare il Ponte, tutti squadrati anzi ogni uno pronto per presentargli la giornata. Il reverendissimo Tonolo, interrogato che hebbe il nontio di molti particolari et andamenti hostili, particolarmente se cercavano rissa, e nelle soddisfationi tra i Castellani, si portò in alto in mezo il Ponte do S. Margherita e così nel suo linguaggio ebbe tutto l’esercito a ragionare: Fradei cari, ringrazio moltissimo S. Nicolò, protettore de tutti nù altri, i so fedeli Nicolotti, che nn semo andai anca nu a riolon con i altri nostri compagni a Dio, per quella maliaza Bisa buona della Peste, che ha mazzà tanta gente in sta nostra cittae; adesso però ho un cuor tanto fatto entro al mio petto à veder che ancora siazente viva, tanto bel fior de Zoventù per poder mostrar el viso a i nostri nemisi, che se sono puoco lontani da nu preparai per tiorne le nostre sostantie le glorie del Ponte. A fé Fradeli ve parlo da buon Nicolotto, che adesso mi vegno tanto fatto, perché havemo da decidere la pretensione del Ponte, e far conoser el nostro antico valor. Se farè quel che ve digo, e Barataiao Zerman de nostro doge illustrissimo 8 Zamaria Pitteri PAGE 9 ceramente nu ne metteremo sotti i piè tanta superbitae dei Castellani, se ben i se vegnui a Niole an Ponte. Recordeve che semo veri, e fedeli Nicolotti de nostro Prencipe, e de S. Marco che sempre havemo combattuo da valorosi soldai. Savé pur che havemo ancora in S. Nicolò le canne d’India, particolarmente quella canna con la quale Bara Checo Gritti battè de peso al primo colpo in mezo al Rio de S. Zan Degolà, Topholo Castellan, el primo proto della maestranza dell’Arsenal, ma questo non deve per niente scordarve de quella Guerra fatta per il re di Franza, per comandamento de S. Marco, che se ben i Castellani era già più spessi delle sandelle tante volte i avemo ficai nei muri dei Frati dei carmeni che no i podeva sti canozzi far niente de fiao, che el re diseva sul pergolo con el fazzoletto in man, viva i Nicolotti, e ne doné la bomna man, e i Castellani se giazzé i dei. Per nostra gloria ancora havemo quella gran vittoria hauda par el Ponte dei Carmeni del 1606,* che morse tre negai e soffegai della banda dei Castellani più de cinquanta persone, perché andassimo in fin in campo a marturizar sti gamazzi. Se faré anemo e seguì ben le nostre fille, particolarmente quelle de Zanchi guidae da bara Checo Coppo, spero in S. Nicolò Benedetto che guadagneremo anca stavolta el Ponte, e manderemo col naso rotto a casa sti canazzi dei Castellani. Chiemo dunque viva S. Nicolò, con tutti i sò fedeli Nicolotti, e vegnì con mi con anemo forte, che utio che tachemo subito la frotta. Finito che hebbe il buon vecchio la sua horatione, fu intrepidamente seguito da tutto l’esercito, parte del quale passò per la casa del fornaio, che poi referisce sopra la fondamenta verso el squero, che fa strada verso el Ponte; altri poi marchiarono in ordinanza dalla parte de Zanchi, verso cà Canal, et le fille erano così longhe, che se bene erano al Ponte, ad ogni modo arivavano ancora in Campo S. Margherita. Li Castellani già havevano occupato il posto più avantaggiato verso la piazza di meso. Così fecero anco i Nicolotti, portandosi con i loro capi al medesimo segno. Li padrini dunque nominati di sopra cioè Giulio Calzetta e Bortolo Brusà PAGE 10 Nicolotti, Piero Chielelin e il Zanco Stampador col Sponzeretto Castellani si abboccarono e baciarono 9 insieme, terminando l’accordo delle tre mostre. Così Piero Taiapiera, Nicolotto, che fioriva a quei tempi il primo combattente, tutto vestito di bianco si conciò in mostra, al quale venne incontro il Moro delle Beppe della Zuecca con tanto impeto e furore che tutti e due cadddero in terra. Onde rinovando il secondo assalto il Taiapiera portò in acqua dopo duro contrasto il Castellano; et perché pareva che fosse stato gettato in acqua non con pugni, ma con una spinta del medesimo Calzetta, nacque tra Padrini un grande disparere, e confusione, che perciò il Chielelin Padrigno* Castellani, con una violenta spinta gettò di peso in acqua il suddetto Giulio Calzetta, il che rese tanta confusione della banda dei Nicolotti che subito si taccò la frotta, ma non durò molto, perché Piero Maron, strattissimo amico de ditto Calzetta, messe mano ad un pugnale per ferire e vendicare tanta ingiuria, che a un tempo si videro Pistolesi e tante targhe da tutte le parti; i Castellani furono incalzati dai Nicolotti ed abbandonarono il Ponte. Le genti che erano in grande numero sopra palche e solari, per haver il campo libero si gettavano giù a tutto salto, cadendo precipitosi sopra quelli che nel corso cercavano la loro salvezza; talvolta si vedevano montagne d’uomini l’uno sopra l’altro. Altri incontrandosi sulli cadduti, pur anco essi accrescevano il numero. Quelli che erano nelle barche, Piote, Battelli, volendo portarsi alle fondamente saltando di barca in barca, rebaltavano le barche cadendo nell’acqua. Ognuno, che haveva stocco o pugnale, tanto in terra quanto in barca sfodrato lo teneva in mano per allontanarda sè l’impeto e le furie delle calche. Da per tutto si vedevano arme, spontoni e Pistolesi, benché le militie fugate e disperse diedero di mano all’armi, già preparate nelle case, come habbiamo detto sì che per le calli e fondamente pareva di vedere un esercito intiero inarme bianche. Alcuni gentiluomeni dell’una e dell’altra parte PAGE 11 molto temuti,* e rispettati, portatisi in mezzo al Ponte tra l’armi, con Manazzi e con l’autorità, spiegando i loro fazzoletti in segno di pace, prudentemente acquietarono il furore, sdegno et ira di un popolo in simili occasioni indomabile. Possi certamente attribuire e dar lodi eterne al glorioso protomartire S. Stefano già in tal giorno a fiorate di pietre e sassi lapidato, che in una commotione d’una forsi non più veduta radunanza di gente non sia stato veduto pur un sasso, pur una pietra, o copppo mentre altre volte in discordie tali si videro coppi, pietre e sassi volar per l’aria più frequenti, a rimessi della tempesta nel maggior corso del suo sdegno. Caso veramente di eterna memoria, perché nel spatio di mez’hora non si vidde pur una persona, 10 essendo a tale aspettatione o concorso congregate per certo più di vinti [o 30] mille Persone. Nacquerò però tra il Calzetta et Chilelin gravissime contese, caminando con molti armati per la Città, gl’uni e gli’altri. [in margin: E perché era fama che in Pescheria a Rialto fossero tutte queste osterie piene di arme d’ogni sorta anco da foco,#* il Chielelin, con la sua Fattione che era di huomeni bravi andarono con le Arme nude con celada, arme e spontoni grande seguito con sassi e balle armate, et passarono su e giù così armati, ma il Calcetta ne altri Nicolotti non si viddero punto, benche il giorno dietro il Calzetta andò con la Compagnia armati a S. Moise e S. Marco per incontarli ma non li trovarono.] quando poi molti Cavellieri di somma auttorità doppo molte difficoltà furono da Chilelin dette giusta et honorate soddisfattioni, alle conditioni del sudetto Calzetta. Siche una Guerra, che doveva terminare in una fierissima stragge terminò in una pace et unione# de tutti gl’eserciti et commandati non bramata ma bensi da tutta la Città in quel punto applaudita. Che però questa reconciliatione non hebbe forza di scemare l’ardeze loro et il desio di venir alli terminati cimenti, perché erano le militie tutte più, che mai alestate e pronte ne potevano tenersi in freno, maldicendo gl’accidenti accaduti, che havevano impedito et levata l’occasione decidere le loro pretentioni, per tanto tempo, si può dire, state in una tregua miserabile e pestilentale, essendo anco andati scaecci tanti apparati e provisioni da Guerra. Nacquero perciò per la tutta la Città novi sussuri e nove confusioni con qualche scandolo di particolar litigio di arme tra le più interessate Fattioni, il che diede occasione a chi commanda di provedere a queste populari commotioni col mandare non solo le Barche ma anco Capitani al Ponte, quali nella seguente domenica a S. Barnabà a viva forza procuravano di impedire l’unione d’ambe le parti, già alessite e fatte in grosso numero. Ma perché con qualche difficoltà si può raffrenare il popular furore et ardenze, non furono bastanti a renderle placate et obbedienti, tanto più, che erano fomentate da Partiggiani e Fauttori.# PAGE 12 Pure minaciando li Capitani, cioè Tirraferro et il Sordo di pigliar in notto li Capi per oviar questo periglio, d’accordo tutto il Popolo et li combattenti chiamarene la Guerra al Ponte della Frescada, ne così tosto fu sentita questa Voce, che furiosi e pronti corsero per le strade con tanto furore, che le genti delle Case tutte corsero alli Pergoli alle Fenestre, et alle porte per vedere un popolo così infervorato,# per non dire imbestialito. Gionti al Ponte, senza regola e senza ordinanza immediate si zuffarono le parti. Ma li 11 Capitani, quali havevano ordine espresso di oviare alla Guerra et ad’accidenti, che sogliono avenire, seguirono il popolo, ne sì tosto fu principata la Zuffa, che quelli sopragionsero; alla vista de quali li Padrini de Nicolotti, cioè il sopranominato Giulio Calcetta con altri si rimessero i loro Ferrarioli, facendo il simile li Castellani, cioè Arpa, Giacomazzo col loro seguito, per non esser conosciuti;# ma perché nelli eserciti sempre vi è qualche soldato o più bizaro o più coraggioso delli altri, mentre li Capitani erano a mezo il Ponte, per separarli et per divertir li, Sminoetto Pantariol Nicolotto in quelle furie diede un pugno nel Viso al sopradetto Arpa, quale essendo Huomo bravo e sensitivo# repplico il pugno con molta furia, portando a basso tutto il Groppo de Nicolotti, il che causò, che questi subito si rimessero e si taccò una terribile Frotta. Onde essendo li Capitani nel mezo, procuravano di divertire, ma nulla giovando, anzi ricevendo qualche pugno tal volta erano portati su e giù dalle Frotte, che pareva apunto, che ancor essi facessero i pugni in tanta mischia. Quivi era persa l’obbedienza, il rispetto era scordato, ne più la militia e Gioventù vedeva il periglio, perché in fatti era fatta ciecca dall’impeto e dal furore. Era varamente non ordinario il tulmulto e la confusione, mentre per le fondamente si sentiva a cridare da tutte le parti, Calle, Calle, al Ponte, al Ponte. Alla fine giù de Balconi della Casa da Ca’ Capello fu gettata dell’acqua bollente sopra il Capo de Castellani,* e legni con Carieghe e Tavole in mezo il Ponte parve, che queste acque, benche scotenti, havessero smorzato e mittigato l’ardore e ballori di gente si infervorata, mentre nel medisimo tempo il Sordo Capitanio vedendo il periglio di Arme e di sassi, diede di mano as’una pistola per atterrire le Genti,# alla cui vista veramente ogn’uno si diede al scampo, anzi li Padrini dell’una e dell’altra Fattione si affatecavano con li Capitani a sedere e metter in obbedienza le Militie, dirò così indomite e precipitose. Ma perché in simili occasioni di gente populare nella quale tal volta non regna ne prudenza ne meno rispetto,# conviene, che li Capi supliscono con la loro Virtù e sapere ai precipitij, che soprastano; il Sponzeretto, Capo famossimo de Castellani, per incontrare il genio delle Compagnie, che era di guerreggiare, chiamò la Guerra ad’altro Ponte, cioè a S. Boldo, così anco Piero Zocca, Capo de Nicolotti. A queste Voci tutto il popolo di novo si levò fraciosamente per portarsi ivi, onde in momento restano solo i Capitani* al Ponte, anzi s’istesso Capitanio Sordo con il Mantello in molti parti sbgregato, e molta gente cadduta nell’acque, parte giù dal Ponte, parti fuori dalle Barche, nel fuggire per correr dietro al Popolo al 12 S. Baldo. PAGE 13 Nulla di meno li sudetti Capitani seguirono la gente in sino al Ponte, pur per divertire gl’attachi et la Guerra. Alla nova vista de quali, veramente li Ponte dell’una e dell’altra Fattione tenero con grande difficoltà indietro i loro soldati et ciò per incontrare la sodifattione de medisimi Capitani et per obbedire e per non incontrare l’indignatione di chi commanda. Sedato il tulmulto per all’hora, ogn’uno si parti et abbandonò il Posto, gridando altri Viva Nicolotti altri i Castellani; ad ogni modo del continuo havevano nell’interno l’ardore e le fiamme di venire rabbiosamente alle mani. Cadè che per la festa seguente, che era per il corso delli otto giorni altro non si udiva per la Marzarie, per le Pescarie, anzi per ogni Calle e cantone che sussuri e scandoli e novi preparimenti pur per zuffarsi e venire alli destinati conflitti. Camminando li Capi per tutti i loro Confini, con seguito delle loro Militie e compagnie,# sì dell’una come dell’altra parte, sostenendole con le loro proprie borse sì nelle proprie case, come per le osterie e bastioni,# abbandonando ogn’uno i proprij loro interessi et impeighi, particolarmente le Pascagioni, che perciò nei giorni del Venerdì e Sabato, le Pescarie del Rialto e di S. Marco erano voto sì di Pescatori, come di pesce di qual si voglia sorte, il che fu cosa meravigliosa e memorabile, non più viduta. Fomentava però quest’otio e queste vagabonde compagnie, il sopranominato Arpa Padrigno* de Castellani quale con grosso numero di armati caminava per la Città contro il sopradetto Simonetto Panatariol per l’affronto et pugno ricevuto sopra il Ponte, pretendendo di esser stato offeso a torto e senza cagione, e che perciò era rissoluto di voler vendicare l’offesa col ferro, non più col pugno.# L’uno e l’altro donque fatti forti con Arme e seguito grande di fauttori et amici, procuravano di incontrarsi e di sapere da spie apostate ove l’una e l’altra Fattione si ritrovarsse, overo andasse, havendo seco Gioventù, che gli andava dietro con le Traverse, anzi con Sachetti pieni di sassi e cuogoli [ciottoli], altri anco con balle armate in mano. Si che il Venerdì, alcuni delle due compagnie s’incontrono in Campo Santo ai Carmeni, circa le vintidue hore, cioè della parte Nicolotta, Bertolino Galliner, Piero Maron, Copano Sportela, e Fracao Orese, con Piero Arduino; dalla parte Castellana, il Zanco delle forme, il Zanco Bariler, Tonin da S. Luca, Bocca Storta, con Tre Mori, et altri. [FOLLOWS A POSSIBLE SCENARIO ON HOW THE BATTLES ORIGINALLY STARTED??] Questi essendo Huomeni più bravi e più valorosi quanto nelle Armi e ne steccato già noto, che nelle Guerre, per 13 diffender ogn’uno l’ingiuria del loro Compagno, seguita sopra il Ponte, venero ad’una fiera battaglia sia da loro che durò quasi insino all’ Ave Maria, con tanta confusione e terrore di quelle Contrade, che le Genti gettavano giù de Balconi scagni e carieghe per separarli, perché parte combatteva verso Calle Longa, parte verso il Campo di Santa Margherita; chi correva da una parte chi dall’altra, anzi che il strepito delle Armi era horrendo, che pareva apunto esser in Calle de Faleri, con Voci strepitose tanto di queste soldati, quanto del popolo, che pretendeva metter di mezo e di queitare tanto tumulto e sì fiero combattimento, ingrossandosi sempre più la gente, con spontoni piche et Arme d’aste, non per offendere ma come ho detto per divertire tanta furore. Restò ferito con smagiamento di Zacco ne fianchi Francao Orsese, il Maron di Pistolesada sopra il viso, l’Arduin in un Braccio, Bertolino nella Golla di una puntura, Tre Mori sopra la faccia, Tonin nella Coscia destra di una stoccata, il Zanco Bariler sopra il Capo. In fatti ogn’uno di loro restò ferito o poco o molto per la quantità di sassi e balle armate,* anzi che l’Orese morse il giorno dietro. Questa Baruffa fu memorabie, perché fu tra Huomeni, che sapevano benissimo giocar di scherme,# havendo anco più volte fatto steccati a corpo a corpo, cioè Pietro Arduin con Mattio Pistor, [quale fu poi per sua mala fortuna decapitato CNT]; Tonin di S. Luca con Toni Tentor [quale fu parimente giustificato CNT]; Bertolin Galliner con il Moro Muschier et con altri; Piero Maron con [Bederon Piater CNT] Andrea Orseletti, et con molti altri famosi soldati. Per tali accidenti donque, seguiti per la Guerra, li sopranominati Arpa e Panatariol, benche non fossero stati presenti a questo fatto, travagliarono molto per Giustizia, come Capi di Fattione,# così anco li altri Compagni. Questi tumulti donque e commotioni cagiorono un voluntario silentio tra le Militie Castellane e Nicolotte, che più non si udiva ne ordini ne Padrini, che andassero al Ponte, tanto più che il Capitanio Tiraferro misse in prigione Manina da S. Pollo Nicolotto come quello, che sopra il Ponte alla Frescada lo gettò per terra nel voler sedare e dividere la Frotta di già incomminciata, al quale volevano dar tre tratti di Corda, ma fu da Protettori gradni liberato.#* La Città stese chetta e tacita veramente per tutto il mese di Settembre, e parte di Ottobre, ma con un livore interno si ardente, che tal volta si veddevano la Gioventù a scaramucciare sopra li Ponti tra di loro medisimi nelle loro Contrade, cioè a S. Nicolò, a Santa Maria Zobenigo, a S. Anna, Rio Marin, S. Zulian, et S. Silvestro,#* misciandosi tra questi anco tal volta Castellani con Nicolotti e Nicolotti con Castellani, ciò 14 facevano sicuramente perché non erano impedimenti da Capitani, anzi, che a S. Zulian e Campo dell’Erba si facevano mostre di molta curiosità e stima. Questi attachi e scorerie non piacevano molto alli Padrini Castellani perché non era ne di giusto ne di honore# dicevano essi, che tra le medisime Fattioni le soldati si nutrisse ardito e sdegno e che si ofendessero l’uno con l’altro, ma che per tenere la Gioventù in qualche rispetto e qualche pace sia meglio il fare una Guerra ordinata,# d’accordo con le parti, perché sfogata la loro ira et l’ardenza di guerreggiare, non più (almeno per qualche tempo), si parlerà di cimenti, di botte, di frotte; che per ciò Battista Paroncin da S. Lio e Battista Scaletter Padrini di somma auttorità tra i Castellani, dopo fatta tra di essi e di altri valorosi Capi una matura consulta, intimarono proposero a Bortolo Brusà et à Bortolo Muschier capi dei Nicolotti i loro sentimenti, per far cioè d’accordo una Guerra à sodisfatione delle loro militie, che con tante ansietà la bramavano et incontravano. Fu da questi prontamente accettato l’invito, col rispondergli che gli averebbono dato tra due giorni la risposta, mentre era di necessità il darne à parte alle squadre di S. Nicolò, particolarmente à gl’altri. Ma perché già gli uni e gli altri erano vogliosi di Guerra, non trovarono alcun impedimento, anzi una non ordinaria prontezza; in tutti [la sola difficoltà era di far elettione del Ponte]. Passati li due giorni sopra nominati Padrini si ritrovarono insieme in Rialto, [a casa del Carapoliti], rifferendo che per nome del popolo Nicolotto che accettano la Guerra; ma che si terminasse il Ponte. Qui nacque molte difficoltà perché li Castellani proponevano il Ponte dei Gesuati, ovvero dei Carmeni; li Nicolotti S. Marcilian, overo S. Fosca Page 15 Erano gravissime le contese per tale elettione, in maniera tale, che gl’uni e gli altri si licentiarono, e si levarono la parola, perché ogn’uno voleva soddisfarsi. La confusione e bisbiglio [dei suddetti Padrini] mosse grave apprensione alle due eserciti, perché vedevano esser frastornata la loro avidità ed ardenza di guerreggiare. La città tutta era commossa, perché mentre dappertutto si ragionava di tali inconvenienti, pure Checo Fenester da S. Lunardo, Nicolotti famoso, con Lorenzo Zampa, (già che li suddetti Padrini havevano abbandonato il trattato) si abboccarono con Marco Postrovicchio da Castello, con Antonio Capeler da S. Maria Formosa, insieme con altri Parteggiani, quali d’accordo tutti terminarono di imbossolare li suddetti 4 Ponti, et il primo che veniva fuori, quello doveva essere il campo per far la giornata ansiosamente tanto bramata. Così apunto ne seguì, et vene fuori il Ponte di S. Marcilian. 15 Per quella terminattione quante fossero le commotioni, et preparamenti di tutto il popolo per provedersi di sito, di balconi, di loco commodo per vedere tanto in terra, quanto per canali, chi legge se lo può persone, perché del picciolo sino a grande al maggiore, sì della Nobiltà e Cittadinanza, come di tutta le plebe ad’altro non si attendeva, che preparsi loco opportuno, mandendo le piate et Barche 4 giorni primo del giorno terminao, anzi, per tali preparamenti il sopranominato Stefano Beverin per accommadar la sua piata in loco commodo e proportionato di Vista vene a somma contesanza con la sopradetta Madre* (tale essendo il nome di un Nicoletto Barcariol, Giovine di gran spirito e coraggio), quali venero alle mani doppo grave litiggio di parole, con pistoleti nudi; restando il sopradetto Madre offeso di un rovescico nella faccia, il che causò molto confusone tra Nicolotti, essendo detto Beverin huomo di sommo concetto e veneratione, ma sopra il tutto di gran seguito. Volevano li sudetti Padrini Nicolotti terminare quando e come si doveva cominaciare la Battaglia, doppo due, overo 3 mostre. Castellani non volesero acconsentire a questo partito, ne voler impegno alcuno, prevedendo che in tanta quantità di Militia Castellana fastidosa e brilarte non haverebbero potuto tenerla in freno e che facilmente haverebbino cagionato il Marcagli? di parola, e che per oviare tal scandali, essi serebbero venuti al Ponte et ivi haverebbero terminato il modo dell’attacco. Essendo donque il negotio in stato tale venuto il giorno delli 7 Ottobre, solennità di Santa Giustina, molti per tempo venero in gran massa li Castellani al Ponte, con grande preparatione di Arme, Tamburi, Trombe e Stendardi,* havendo sbarcati con le loro peote in Corte Vecchia, anzi che in sudetto Paronzin, primo di tutti vestito con una Orgatina Rossa vene al Ponte con una picca, et un stendardo,* fecendo grandissimo chiasso e rumore, preparando le Fille Zanche e destre, con i loro Capi, cioè Piero Moro, Sponzoretto, Marco Pasto vicchio, Zizian dal Luca et altri. Doppo un hora passata in circa, venero i Nicolotti con alcune squadre radunate in Rio Terrà, con i loro Capi, cioè, Piero Arduin, Meneger Forner, Prospero Colonna, e Giacomo Zavatin, con altri. Questi attendevano le squadre di S. Nicolò, ma impatenti, s’accorgarono squadinati al Ponte. Alla cui comparsa furono grandissimi i sussuri et i rumori delle Genti d’ambe le Fattioni, altri spogliando PAGE 16 altri saltando di barca in barca, altri a far Calle. Sbarcando le Genti delli Ferarioli, acciò non impedissero il transito all squadre. Castellani essedno stati primi al Ponte, s’avantaggiorono del Posto, anzi sempre più 16 s’avanzavano giù della Ponte a preiuditio de Nicolotti, quando questi portavano inanzi l’attacco attendendo quelli de S. Nicolò. Mentre anco pretendevano, che si lasciare la Piazza libera, e che si dovessero portare a loro posti, cridando tutto il Popolo Nicolotto, che volevano prima dar due Mostre. Castellani unitamente tutti gridavano Frotta, Frotta. In queste difficoltà vedendo Bortolo Brusà, che il cimento era in pericolo di cominciarsi, con grave desavantaggio, chiamò la Guerra ai Servi, onde a questa Voce tutto il Corpo dell’esercitio si levò e corse ai Servi, facendo ivi subito mostra di due soldati famosi, cioè Piero Arduin come Zanco nella sinistra, e nella destra Marco Carabà. Il simile fecero i Castellani a S. Marcilian, cioè Zorzi Bariler nel sinistro Corno e nel destro Tonin da S. Luca. Così li eserciti erano divisi, sfidandosi l’uno con l’altro con Voci horibili, con spiegamento di Fazzoletti,# e grandissimo rumore di balconi e barche. Volevano i Capitani, che erano Anzoletta e Polesina divertire queste pretentioni e discordie, dubitando di arme, esiti, ma niuno voleva obbedire, anzi Polesina fu da un Castellano gettato quasi per la terra da un Castellano in dietro Coppa, se non erano sostenuto, coreva evidente rischio di copparsi. Erano quasi le 22 hore quando il popolo Castellano e Nicolotto erano così diviso e discorde, mentre nel medesimo tempo si udì un grandissimo rumore che facesso nelle Compagnie delle Militie di S. Nicolò, quali sbarcaron da un grande quantità di Peote e Barche in Cannareggio, e vedendo, che quelle Genti erano al Ponte venero per terra così spogliate ad’unirsi con quelle de setta, con i loro Capi, cioè Piero Rocco? e Lorenzo Zonfo, faccendosi vedere tutti su e giù dal Ponte, caminando in filla a due a due,# in faccia dell’esercito Castellano, gridando et inimitando alla pugna, a cimenti, et alla frotta. Castellani replicavano il medesimo, saltando e cridendo, spiegando il sopradetto Paronzin un stendardo a mezo il Ponte, sonando una trombetta. Le militie di S. Nicolò particolarmente essendo per sé stesse facili all’ira e al sdegno, non potevano soffrire le ingiurie et inviti del nemico. Pasqualin Gritti et il sopraddetto Piero Zocco arditamente si levarono dal campo con alta voce, e rumori, con le loro fille e compagni, e vennero à S. Marcilian, col seguito di tutto l’esercito, e furiosamente, senza dimandare la dovuta portione della Piazza taccarono i Castellani giù dalle due Piazze. La battaglia all’hora si, che era fatta crudele, e ostinata, perché per il giro di un’hora i Nicolotti, per quanti sforzi fatti non furono bastevoli à scacciare l’inimico, dalle loro Piazze occupate, se non quando Piero Taiapiera con Menego Forner, Marco Carabà, nel corno destro, con un seguito di cinquanta da S. Nicolò, militie detto dai Miracoli, avanzarono sulle due Piazze, tagliando fuori una grande quantità di 17 Castellani, cioè Marco Zano, il Zanco dalle Forme, Bertozzo Stramazer, con le loro fille. Entrando nel medesimo tempo nella parte parte sinistra Pellao, Menego Pevere, con Chiacchio Maron si portarono nella Piazza di mezo, cadendo nell’acque molti Castellani e Nicolotti, ma particolarmente Zampa, nel trapassare dalla parte nemica diede sopra la fondamenta dal stomaco, si pesantemente, che fu con somma cortesia soccorso, et levato di peso da terra, da Buranello dell’Arsenal, e condotto nella casa del Turchetto ivi vicino; nel mezo del Ponte bolliva la battaglia, perché con replicate fille i Castellani si rimettevano; quando, che Copano, capo delle squadre di S. Pantalon, sbregò in mezo del Ponte la frota PAGE 17 con la nova caduta in acqua di molta gente, portò a bassso il groppo dei destri Castellani, e restò patrone del Ponte: per tale avanzo il popolo Nicolotti con li più pertinacci Protettori diedero in tanto rumore e fracasso, che tale non si vide già mai. Non durò molto però, che Giacomazzo, capo di filla nel destro corno, spalleggiato da Mazza homeni, con una compagnia di Arsenalotti condotti nel mezo da Piero Moro, scacciarono le compagnie da S. Nicolò dalla Piazza di mezo, et indi à poco s’impadronirono di nuovo di tutto il Ponte, in modo tale, che ogn’uno prevedeva la vittoria in favore dei Castellani, i quali con tutta la fierezza s’affaticavano, e combattevano le fille nemiche, che si facevano sempre più grosse, e di gente fresca, perché Turloni, Marin col Colonna, e Piero taiapiare, capi della militie da S. Geremia e da Cannaregio, con tanto impeto, et ardire si inoltrarono, che acquistate le due prime piazze, Castellani, mancando di soccorrere il corno destro, acquistarono di novo la Piazza di mezo, à malgrado di Turlini, che, incomtratosi con Piero Moro da Castello, gli fu da un pugno gettato fuori di bocca un dente superiore con effusione di molto sangue:* al quale convenne abbandonare l’impresa, e inoltrarsi indietro; il che causò che si indebolì e tratone una calla de destri Nicolotti condotta da Marin; così Piero Negro Becher Castellano con una squadra di Rialtini ricuperò la Piazza di mezo, facendosi sopra la prima Piazza una gravissima diffesa, perché Nicolotti incessantemente caminavano con replicate compagnie, essendo donque in stato tale il valore e caggioni d’ambe le parti; applaudite hor dalle voci Nicolotte, hor Castellane, non si poteva prevedere, per chi potesse la Vittoria tener corone, e palme, se non quando il cielo, per amazzare tanto ardore, e mitigare il bollore che in ogni momento cresceva nel seno delle fattioni, rissolse di nuvolare l’aria, et indi à poco far cadere sopra il Campo pioggia tale, che era di molto impedimento per combattere, e 18 scaramucciare, che li Nicolotti rissolsero di gettar sopra il Ponte sabbione, e segadure,* per poter puntar il piede, e facciarsi contro l’inimico; concorse a questo groppo tutto il sforzo d’ambi li eserciti, e si gropparono in uno in modo tale, che il Ponte anzi le piazze tutte erano occupate, e diffese con non più ardita ferocità, et assalti; i Castellani tal volta guerreggiavano nella seconda e terza Piazza dell’inimico, talvolta i Nicolotti nei confini dei Castellani, la pugna era divisa, perché le forze et il valore degli uni e degli altri erano anco divise; nel mentre che le fille destre Castellane condotte dal Schincheri, da Piero Negro Becher, da Bertozzo Scaleter, e da Pietro Villan si portarono insino [CNT: sopra la fondamenta] al campo di S. Marcilian, le altre dei zanchi Nicolotti capi di quali erano Piero Arduini, da Alvise dal Brezzo, da Tonolo de Giomo, intressarono il Ponte con tanta violenza, che andarono in acqua quasi tutti li nominati caporioni, con molta altra militia, particolarmente la buranese, con i loro Padrini, cioè i Fantoni; i Nicolotti in questo sbregamentodi Ponte restarono patroni della Piazza di mezo, e della prima, ove rintuzzati con molta bravura da una compagnia formosana condotta da Marco Zanco e da Piero Capeler, continuatamente tormentavano le repplicate fille Nicolotte, le quali furono costrette a ritirarsi, nella loro prima trinciera, lassando la Piazza di mezo nel dominio dei Castellani. Sopra questa prima Piazza la Guerra si faceva fierissima, alla fine però la reacquistarono, e di novo s’impadronirono del Ponte, portandosi nei propri confini dei Castellani, quali vedendosi la morte adosso con poca speranza di rimettersi, con stilli e coltelli pongevano i primi Nicolotti; il che fù cagione che si ritirarono, e portavano indietro, mentre i Castellani poi sempre più s’avanzavano con dominio del Ponte. S’avanzò anco in quel mentre la pioggia, e la sera fatta oscura che più non si vedevano i combattenti l’uno con l’altro, che però dalla parte Castellana furono accese alquante mazze di canne, acciò si vedesse il loro trionfo, e la presa del Ponte? e perché si prevedeva qualche commotione di arme, e pugnali, PAGE 18 li Capitani, cioè Tiraferro, Anzoletto, e molti fauttori di somma auttorità, venero sopra il Ponte à separarli. Tale fù il finimento di quella Guerra sì sdegnata e sì bramata. Molti dalle cadute in acqua restarono offesi nella vita, altri nella braccia, altri nelle gambe, altri nel capo; et alcuni Nicolotti punti, ma non mortalmente; fu poratto à casa con fracassamento di coste Pelao da S. Agnese. Ce Solfant Grego al capo rotto cadendo dalla riva de Nicolotti, anzi Nicetta da S. Nicolò doppo due giorni morse da pugni, hauti dal Grego di 19 Castello in frotta. Gli uni e gl’altri si possono dividere la virtù per guerreggiare tutti da soldati bravi e coraggiosi ugualmente, benchè i stessi Parteggiani doppo venero alle mani per proteggere le parti; in Rialto Alvise Penachier diede una ferita sopra il capo al Nosela comandador. A S. Maria Formosa si fece un esplito di arme trà Cattacchio, Forzetto, e Lucio Viner Castellani con Piero Arduini coparo, et altri Nicolotti molto sanguinoso, perché morse di stoccata nella golla Capuzzetto da S. Margherita, et li altri quasi tutti feriti. [Castellani fecero feste per tre sere ballamenti con fochi, sbarri, caccie di Tori, scorrendo il Canal Grande, con Peote, stendardi, Spigadine, trombe, tamburi, corone per i loro campi, e confini, portando con una lancia una bellissima corona con il seguente moto: questo trionfo e gloria de invito valor de Castellanie à somo rassor della retirata dei Nicolotti’ e se dette feste e trofei furono curiosi non meno spiritosi e solenni furono le Feste die Nicolotti perché per otto giorni tutta la notte con barche e peotte festeggiarono per li Cannali e nelle loro contrade con sbarri d mortaretti e fuochi artificiali, havendo à S. Nicolò messo un cartello con il cul in sù con questo moto: Signori Arsenalotti, per la Rotta che havé bù el Castello se col cul in sù CNT]. Per li sudetti inconvenienti et confusioni e bisbigli per la Città, il Sordo Capitano* fu fatto passare nelli Camerotti et stete 3 mesi,# et il Tirra Ferro si ritiro* al quale volevano levar il mantello, perché non havevano oviato alla Guerra, ne meno havenano dato in nota li Caporioni e Padrini delle Fattioni, il che fu cagione, che non si fecero feste ne dell’una ne dell’altra parte, come è l’uso,# perché ogn’uno stava ritirato per dubito d’andar in Prigione e di esser messi alla Corda per disobedienza. Tali sono stati le Guerre et attachi con gl’accidenti sudetti nell’anno 1632, dopo una Guerra crudele e contaggiosa, la quale non fu bastevole a tener in Freno le pretentioni e fierezza d’un popolo Venetiano, che è tra Castellani e Nicolotti. END OF 1632,
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Molto interessante! Grazie
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Il manuscritto è tenuto nel archivio del Museo Correr e catalogato Codice Cicogna, 3161. L’campione trascritto qui, per l’anno 1632, fa solo il 5% del totale. Mi pare che si rappresenti un esempio forse tra i più vecchi in assoltuto di “sports journalism” mai scritto.
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