
Il Palazzetto dello Sport “Giobatta Gianquinto” deve il suo nome al primo sindaco di Venezia del dopoguerra: un avvocato, partigiano e fiero esponente del Partito Comunista, tanto celebre da essere ribattezzato dai concittadini il “Leone di San Marx”.
Per i veneziani, però, resta per tutti il “Palazzetto dell’Arsenale”. Sorge infatti sulle ceneri degli antichi forni militari della Marina, il luogo dove un tempo veniva prodotto il panbiscotto: quel pane cotto due volte, secco e immune alla muffa, che per secoli ha garantito la sopravvivenza dei marinai della Serenissima durante le lunghe rotte mediterranee.
L’edificio venne inaugurato per la stagione 1977/78, spinto da una necessità impellente: i nuovi regolamenti della Serie A imponevano una capienza minima di 3.500 spettatori. Una soglia impossibile da raggiungere per la storica e romantica sede precedente, la Scuola Grande della Misericordia, dove la Reyer giocava al primo piano, in quello che è stato probabilmente il campo da basket più bello (e meno regolamentare) del mondo.
Tuttavia, la storia del Gianquinto è segnata da un’ironia beffarda. Dopo soli dieci anni dall’apertura, il cambio delle norme sulla sicurezza declassò la capienza a 2.500 posti, rendendo la struttura improvvisamente inutile per i vertici del basket nazionale. Fu questo “corto circuito” burocratico a costringere la Reyer a traslocare definitivamente al Palasport Taliercio di Mestre a fine stagione 1989/90.
Oggi il Gianquinto divide ancora l’opinione pubblica. Se da un lato gli accademici lo studiano come uno dei rari esempi di architettura brutalista in Laguna, dall’altro molti veneziani non gli perdonano quell’estetica cruda. Con le sue pareti di cemento armato a vista, le forme spigolose e la totale assenza di finestre, l’edificio si staglia come una fortezza impenetrabile nel cuore di Castello. Per i critici è un “ecomostro” che urta contro la fragilità delle calli circostanti; per gli appassionati, è un monumento a un’epoca di grandi ambizioni sportive.
In fondo, il Palazzetto dell’Arsenale è come il panbiscotto di una volta: duro da masticare e da mandar giù.







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Sestiere di Castello 2132
in Calle San Biagio
Geolocalizzazione: 45.432840, 12.350681