
Tre giovani musiciste, colte nell’istante in cui l’archetto sfiora le corde, danno corpo all’anima di Antonio Vivaldi: sono le Putte Musicanti, un omaggio scultoreo alle orfane e alle trovatelle dell’Ospedale della Pietà del Settecento. Educate alla musica, queste figlie di nessuno sprigionavano un talento capace di incantare l’Europa intera, suonando celate dietro grate misteriose. Per loro Vivaldi, il “Prete Rosso” (così chiamato per i capelli fiammeggianti e per l’ordinazione sacerdotale ricevuta a venticinque anni) compose alcune delle sue pagine più luminose.
L’opera nasce da un’iniziativa del Lions Club di Venezia, condivisa con i Lions Club di Vienna. Desiderosi di suggellare il ponte culturale tra le due città, scelsero di celebrare il grande compositore che già le univa: nato nella Serenissima nel 1678 e morto nella capitale austriaca nel 1741.
A tradurre la musica in materia fu chiamato Gianni Aricò, architetto, scultore e medaglista, bellunese d’origine ma veneziano nel cuore. L’idea prese forma tra il 1994 e il 1996, quando realizzò i primi bozzetti in gesso nel silenzio del suo studio a Campo Santo Stefano. Aricò decise di non ritrarre il compositore, ma la sua eredità: immergendosi nelle note delle Quattro Stagioni, plasmò tre figure simboliche. La Primavera siede assorta con la viola; l’Estate, in piedi, sfida l’aria con il violino; mentre Autunno e Inverno si fondono, quasi a proteggersi dal gelo, sopra un violone.
Nel 2001 fu completata la versione in marmo bianco di Carrara e collocata a Vienna, in Roosevelt Platz. Nel 2006 vide la luce anche la gemella versione in bronzo, posta ad accogliere i viaggiatori al Terminal San Basilio di Venezia.
Oggi il filo sottile che lega le due sculture è quasi dimenticato: pochi ricordano che, osservando le forme sfuggenti e senza tempo di Aricò, si viene trasportati, se non fisicamente, almeno idealmente, a seicento e più chilometri di distanza.






Sestiere di Dorsoduro
davanti al Terminal di San Basilio
Geolocalizzazione: 45.430724, 12.320223