169. La meridiana Grossa

la meridiana come si presentava nel 2008, appena realizzata

Venezia, città dove più di altre il tempo sembra sospeso, non custodisce nemmeno una ventina di meridiane, isole comprese. Eppure, tra queste antiche sentinelle, ne spicca una figlia del nostro secolo, realizzata nel 2008. Un’opera unica nella laguna, perché non è appesa a una parete, ma adagiata orizzontalmente al suolo, come un tappeto tessuto dai raggi solari. A differenza dei classici quadranti che agiscono o da orologi o da calendari solari, questa ingegnosa realizzazione fonde entrambe le funzioni, misurando insieme ore, giorni e mesi.
Ideata da Roberto Grossa, al tempo responsabile del Laboratorio Multimedia IUAV, insieme a un gruppo di amici e colleghi, la meridiana si distingue per il suo singolare meccanismo di lettura. Qui non è l’ombra a dettare il ritmo del giorno, bensì la luce stessa: uno stilo in ferro si erge dal pavimento e, attraverso un foro posto a metà altezza che funge da gnomone, lascia filtrare un raggio di sole. È questo pennello luminoso a scrivere l’ora e la data direttamente sulla pavimentazione, dove linee e scritte, prive di uno sfondo delimitato, osano persino risalire in parte sul muro attiguo, integrandosi con la superficie calpestabile e diventando parte viva del cammino.
L’opera si trova innanzi al Magazzino 7, un tempo deposito portuale di inizio Novecento e oggi cuore pulsante delle facoltà di Architettura, Design e Arti dello IUAV. Le dimensioni sono solenni, 4,3 per 7,5 metri, ma è la sua posizione a terra a renderla monumentale agli occhi dell’osservatore, amplificandone la grandezza rispetto alle meridiane collocate sulle alte facciate dei palazzi. Grazie a un orientamento a sud quasi perfetto, con una deviazione impercettibile di 0,8° a est, e a un orizzonte libero da ostacoli, il quadrante si offre alla lettura ogni volta che il sole decide di baciare la laguna.
Anche nei dettagli decorativi l’opera non dimentica le sue radici veneziane: i mesi sono indicati con caratteri neri su un ampio sfondo bianco, un omaggio poetico ai nizioleti, le tipiche indicazioni stradali dipinte sugli intonaci della città. Ma è nel motto che si cela il vero colpo di genio, una chicca filosofica degna della più famosa città sull’acqua. Alla base dello stilo è incisa una frase tratta dal film Gangs of New York di Martin Scorsese: “Il mondo gira e noi non ce ne accorgiamo”. Tuttavia, osservando la meridiana dal punto più ovvio, da dietro lo stilo, il ferro stesso eclissa la parola “non”, trasformando il motto in un monito di consapevolezza: “Il mondo gira e noi ce ne accorgiamo”. Un invito silenzioso a fermarsi e a riconoscere, nel movimento della luce, l’inesorabile scorrere dell’esistenza.
Purtroppo anche questo custode del tempo sta subendo l’usura degli anni. Le condizioni di conservazione sono oggi critiche e il degrado avanza inesorabile: le linee e le iscrizioni diventano sempre più evanescenti, mentre il pannello esplicativo è ormai solcato da rughe profonde che ne compromettono la lettura. Sarebbe un vero peccato lasciare che l’oblio e l’incuria cancellino questo raffinato intreccio di scienza, arte e serenissima luce.

a sx: vista dall’alto – a dx particolare dei mesi che ricorda i nizioleti
il moto che cambia significato se letto da dietro lo stilo
la meridiana oggi, col quadrante appena distinguibile, peccato!
le rughe del tempo anche sul pannello esplicativo

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Sestiere di Dorsoduro
in Calle dietro ai Magazzini
Geolocalizzazione: 45.431517, 12.316677

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