
Passeggiando tra calli e campielli veneziani, col naso all’insù, può capitare di imbattersi nelle cosiddette piere sbuse, letteralmente “pietre forate”: piccoli enigmi di pietra che ancora oggi punteggiano le facciate di diversi edifici della città e continuano a incuriosire studiosi e appassionati.
A Venezia esistono due grandi famiglie di piere sbuse. La più diffusa è costituita da pietre montate in posizione verticale, attraversate da un foro orizzontale. Se ne conservano ancora esempi su circa venticinque edifici. Nonostante la loro relativa abbondanza, la funzione originaria non è stata ancora chiarita in modo definitivo. Nel corso degli anni sono state formulate diverse ipotesi, ma nessuna ha ottenuto un consenso unanime.
Molto più rare sono invece le piere sbuse montate in posizione orizzontale, caratterizzate da un foro verticale. Questi esemplari compaiono soltanto su cinque edifici e il loro utilizzo appare decisamente più comprensibile. In quasi tutti i casi, infatti, la pietra forata è accompagnata da una seconda pietra piena collocata immediatamente al di sotto.
L’interpretazione più condivisa vede in questo sistema un semplice ma efficace supporto strutturale. La pietra inferiore fungeva da base d’appoggio per un palo di legno inserito nel foro della pietra superiore. Disponendo una serie di questi elementi lungo il bordo di una terrazza, a distanza regolare l’uno dall’altro, era possibile installare una fila di montanti verticali. Collegando poi tali pali con traverse orizzontali si otteneva un parapetto ligneo, indispensabile per la sicurezza degli spazi sopraelevati. Il trascorrere dei secoli ha cancellato il parapetto, lasciando sopravvivere soltanto le pietre che ne sostenevano l’intelaiatura.
Un esempio particolarmente interessante si trova nei pressi del ponte che conduce in Calle dei Morti. Alzando lo sguardo verso il palazzo affacciato sul ponte si nota ancora una di queste rare piere sbuse orizzontali. La pietra è rimasta sola e sotto di essa è ancora visibile la caratteristica pietra d’arresto che sosteneva il palo verticale.
La presenza di questo unico elemento permette di immaginare con facilità l’aspetto originario del terrazzo: un perimetro scandito da una successione di pietre analoghe, oggi scomparse, sulle quali si impostava il parapetto ligneo. Una piccola traccia che, da sola, racconta un intero sistema costruttivo ormai perduto.


Sestiere di San Polo 1855
vicino la Chiesa di San Cassiano ai piedi del Ponte della Chiesa
Geolocalizzazione: 45.439852, 12.331937