7. Le misure dei pesci

La grandezza della Repubblica di Venezia si fondava su leggi precise e rigorose, applicate in ogni settore della vita pubblica, incluso il commercio. Un esempio significativo è la pesca, attività vitale per l’economia e l’alimentazione cittadina, le cui regole venivano incise direttamente nella pietra per garantirne la permanenza nel tempo.
Ancora oggi, in una fondamenta della città, si può osservare una lapide, sebbene ormai consumata dal tempo, che testimonia l’attenzione dei governatori per la salvaguardia del patrimonio ittico. A ragione, potrebbe essere considerata l’emblema del motto “pesce piccolo non si vende”. Vi sono infatti riportate le misure minime che il pesce doveva avere per essere venduto, un provvedimento che mirava a proteggere la riproduzione delle specie e a garantire al contempo un prezzo equo e uniforme per un alimento così comune.
La scritta recita:

LUNGHEZZE MINIME PERMESSE
PER LA VENDITA DEL PESCE
DELLE SEGUENTI QUALITÀ
BARBON TRIA SARDELLA SARDON CENT. 7
BRANZIN ORADA DENTAL CORBO
SPARO BOTOLO BOSEGHETA SOASO
LOTREGAN MECIATO VERZELATA
LOVO SFOGIO PASSARIN ROMBO CENT. 12
BISATO CENT. 2?
OSTREGA CENT. ?
PEOCIO CENT. ?

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161. La misura dei pesci (2)

Sestiere di Castello 1871
in Fondamenta de la Tana all’incrocio con Calle Loredana
Geolocalizzazione: 45.433034, 12.355467

3 pensieri riguardo “7. Le misure dei pesci

  1. Ce ne sono altre. Ad esempio
    Dorsoduro 3707, San Pantalon, Campo San Pantalon, Ca’ Signolo-Loredan
    San Polo 341c, Rialto – San Silvestro, Pescaria
    …..
    BISATO 25
    OSTREGA 5
    PEOCIO 3

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