73. Il Ponte Chiodo

[foto ZUK]

Un tempo, i ponti di Venezia erano privi di sponde. Questa scelta non era casuale: facilitava il passaggio di merci e oggetti ingombranti, agevolando la vita quotidiana in una città costruita sull’acqua. Solo in un secondo momento si cominciò a privilegiare la sicurezza dei passanti, e così, poco alla volta, tutti i ponti della Laguna vennero dotati di parapetti. Tutti, tranne due.
Uno è il suggestivo Ponte del Diavolo, sull’isola di Torcello. L’altro è il protagonista di questo racconto: il Ponte Chiodo. Deve il suo nome all’omonima e nobile famiglia che ne era proprietaria. Non si trattava, infatti, di un ponte pubblico: conduceva a residenze private e, proprio in virtù della sua natura privata, non fu mai obbligato ad adeguarsi alle nuove norme di sicurezza.
Una delle abitazioni ai piedi del ponte è oggi un B&B che, guarda caso, si chiama “3749 Ponte Chiodo”, dove 3749 è il numero civico: un dettaglio che lega il presente alla storia, mantenendo vivo il nome della famiglia e il fascino del luogo.
Oggi, dopo il Ponte di Rialto e il Ponte dei Sospiri, il Ponte Chiodo è il terzo più fotografato di Venezia. C’è sempre la fila per scattare una foto su questo raro esempio di ponte senza sponde, un dettaglio che lo rende unico e affascinante. E pensare che un tempo era l’esatto contrario: tanto che un altro ponte, ancora esistente, fu soprannominato “Ponte de le Bande” proprio per la sua particolarità di avere le sponde (le “bande”, come si dice a Venezia) in un’epoca in cui erano l’eccezione, non la regola.

stampa del 1742 di Antonio Visentini, a sinistra il Ponte dei Gesuiti quando era ancora senza sponde

Sestiere di Cannaregio
all’incrocio tra Fondamenta della Misericordia e Fondamenta San Felice
Geolocalizzazione: 45.442839, 12.334730

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