Per oltre 1400 anni Venezia è rimasta isolata dalla terraferma, finché nel 1841 ebbe inizio la costruzione del ponte ferroviario. Per accogliere il terminal e la nuova stazione, fu scelta un’ampia area nel sestiere di Cannaregio e, nel 1860, si procedette alla demolizione di numerosi edifici, tra cui l’antica Chiesa di Santa Lucia e ilContinua a leggere “76. La chiesa ferrata”
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75. L’ultimo soggiorno di Canova
Antonio Canova nacque nel 1757 a Possagno, nel Trevigiano, in una famiglia di scalpellini. Rimasto orfano di padre all’età di quattro anni, fu affidato al nonno Pasino, anch’egli tagliapietre, che lo avviò fin da subito all’arte della scultura. Il talento di Antonio emerse precocemente: nel 1768 fu mandato a Venezia, dove lavorava come apprendista duranteContinua a leggere “75. L’ultimo soggiorno di Canova”
74. I mosaici di Pirro
Marcello Pirro (1940–2008), artista e poeta pugliese, visse a lungo a Venezia, dove era una presenza familiare in campo Santa Margherita, facilmente riconoscibile per il suo immancabile cappello rosso. Marcello Pirro (1940–2008), artista e poeta pugliese, visse a lungo a Venezia, dove era una presenza familiare in campo Santa Margherita, facilmente riconoscibile per il suoContinua a leggere “74. I mosaici di Pirro”
73. Il Ponte Chiodo
Un tempo, i ponti di Venezia erano privi di sponde. Questa scelta non era casuale: facilitava il passaggio di merci e oggetti ingombranti, agevolando la vita quotidiana in una città costruita sull’acqua. Solo in un secondo momento si cominciò a privilegiare la sicurezza dei passanti, e così, poco alla volta, tutti i ponti della LagunaContinua a leggere “73. Il Ponte Chiodo”
72 . La pietra d’inciampo per 21
Purtroppo, anche Venezia fu colpita dalla vergogna delle leggi razziali, e a pagarne il prezzo più alto furono soprattutto gli ebrei. Tra il 1943 e il 1944, ben 246 persone di origine ebraica vennero catturate e deportate nei campi di concentramento e sterminio. Solo otto di loro riuscirono a sopravvivere.Il 16 dicembre 1992, l’artista tedescoContinua a leggere “72 . La pietra d’inciampo per 21”
71. La piera sbusa sola
Palazzo Venier risale al XIV secolo e, al primo piano nobile della facciata che affaccia sul Rio dell’Arco, si nota una “piera sbusa” collocata a sinistra della trifora, senza una corrispondente sul lato destro. Considerando che l’uso delle piere sbuse è attestato tra il XII e il XIII secolo, dunque antecedente alla realizzazione di questaContinua a leggere “71. La piera sbusa sola”
70. I Tolentini colpiti
La Repubblica di San Marco fu proclamata il 22 marzo 1848, all’indomani dell’insurrezione popolare che scacciò gli Austriaci da Venezia. Guidata da Daniele Manin e Niccolò Tommaseo, la città si illuse di poter rinascere libera, sulle orme della gloriosa Serenissima.Ma il sogno durò poco. Il 2 aprile 1849, con l’avanzata delle truppe imperiali, Venezia decretòContinua a leggere “70. I Tolentini colpiti”
69. L’acqua nel 2200
Quanto si innalzerà il livello dell’acqua a Venezia nei prossimi decenni a causa dei cambiamenti climatici? A questa domanda risponde, in modo visivo e scientifico, un wall painting di oltre 100 metri che raffigura l’andamento previsto del livello medio del mare fino al 2200, accompagnato da formule matematiche e variabili che ne spiegano l’innalzamento eContinua a leggere “69. L’acqua nel 2200”
68. La sirena e il pescatore
Narra la leggenda che, in questo luogo, vivesse un pescatore di nome Orio. Un giorno, mentre era intento a pescare, udì un grido d’aiuto provenire dal mare: nelle sue reti era rimasta impigliata una bellissima sirena di nome Melusina. I due iniziarono a vedersi e si innamorarono profondamente.Melusina pose però una sola condizione: fino alContinua a leggere “68. La sirena e il pescatore”
67. La gelata del 1864
Le gelate della laguna, tanto intense da permettere di camminarci sopra, sono state più frequenti di quanto si possa immaginare. Dalla nascita di Venezia fino all’ultima del 2012, se ne contano oltre due dozzine, documentate tra scritti, dipinti e iscrizioni.Una di queste testimonianze si trova incisa su una colonna del Sotoportego del Traghetto. Il testoContinua a leggere “67. La gelata del 1864”
66. La casa natale di Hayez
Nel 1791, Venezia diede i natali a Francesco Hayez. Figlio di un pescatore francese del nord e di una muranese, fu presto affidato, a causa delle difficoltà economiche della famiglia, a una benestante zia materna di Milano e al marito di lei, antiquario e collezionista d’arte. Notando la sua precoce inclinazione per il disegno, iContinua a leggere “66. La casa natale di Hayez”
65. Il dipinto più grande
La semplice e incompiuta facciata della Chiesa di San Pantalon non lascia intuire che al suo interno si custodisca il più grande dipinto su tela al mondo. Sul soffitto della chiesa, dedicata al santo patrono dei medici e delle ostetriche, ciò che a prima vista può sembrare un affresco è in realtà un gigantesco dipintoContinua a leggere “65. Il dipinto più grande”
64. Il teatro supermercato
Una storia tormentata, quella del Teatro Italia: dapprima trasformato in cinema, poi chiuso per anni, quindi riconvertito in sede universitaria, nuovamente abbandonato e infine riaperto, restaurato e adattato a supermercato. Un destino altalenante per un edificio di raffinato neogotico veneziano, la cui originaria vocazione teatrale è ancora oggi ricordata dalla grande scritta “TEATRO ITALIA” cheContinua a leggere “64. Il teatro supermercato”
63. Il capitello della frutta
I capitelli di Palazzo Ducale sono spesso paragonati ai capitoli di un’enciclopedia medievale scolpita nella pietra: ciascuno è diverso dagli altri e ognuno racconta, attraverso le sue sculture, una storia, un sapere, un frammento di vita quotidiana. Uno di questi, realizzato tra il 1424 e il 1442, è interamente dedicato alla frutta.I frutti sono raffiguratiContinua a leggere “63. Il capitello della frutta”
62. Il tempietto di Sant’Antonio
A prima vista, da lontano, non si direbbe affatto un capitello. Non ha nulla dell’aspetto consueto: né la pietra scolpita né il legno naturale incastonato nei muri, come si usa a Venezia. Potrebbe persino sembrare la serranda abbassata di una bancarella di fiori.E invece, ci si trova davanti a un unicum veneziano: un antico capitelloContinua a leggere “62. Il tempietto di Sant’Antonio”
61. La porta sghemba
Venezia non poggia su terra solida, ma su una palude addomesticata con ingegno e tenacia. Per renderla stabile, furono conficcati nel fango centinaia di migliaia di pali, uno accanto all’altro, pensati per sostenere l’intera città. Sopra di essi, due ordini incrociati di tavole, poi uno strato di lastroni di pietra spesso fino a sessanta centimetri,Continua a leggere “61. La porta sghemba”
60. I masegni triangolari
Una delle tante peculiarità di Venezia è la pavimentazione in pietra che accompagna ogni passo tra campi e calli: i celebri masegni, pietre robuste il cui nome deriva da macigni, evocando peso, solidità e resistenza. Oltre che a Venezia, si trovano solo a Trieste e Rovigno.Questa soluzione innovativa fu introdotta nella prima metà del Settecento,Continua a leggere “60. I masegni triangolari”
59. Il campanile mozzo abitato
Un campanile pieno di peripezie, davvero. Come tutti i campanili, nasce al servizio di una chiesa: in questo caso, quella di Sant’Agata, edificata nel 1088. Rimane miracolosamente indenne dopo l’incendio del 1105, che impone la ricostruzione della chiesa. Resiste anche all’ampliamento avvenuto tra il 1300 e il 1400, quando la chiesa viene ridedicata a SanContinua a leggere “59. Il campanile mozzo abitato”
58. Il levantino col cuore in mano
All’inizio del Cinquecento, Cesco Pizzigani, scalpellino veneziano di raro talento, aveva lasciato il segno sulla facciata della Scuola Grande di San Marco, scolpendo giochi prospettici che ancora oggi incantano lo sguardo. Ma la sorte, si sa, a Venezia è mutevole come la marea. Quando la giovane moglie Fiorinda si ammalò, Cesco vendette la bottega perContinua a leggere “58. Il levantino col cuore in mano”
57. Il crollo miracolato
Alle 9:47 del mattino di lunedì 14 luglio 1902, un boato incredibile squarcia la quiete della piazza più visitata di Venezia: il “Paron de Casa”, come i veneziani chiamano affettuosamente il Campanile di San Marco, non esiste più. Il campanile più alto della città (98,6 metri) è crollato su sé stesso. Si dice che laContinua a leggere “57. Il crollo miracolato”
56. La croce di San Girolamo
A Venezia esiste una sola croce che si affaccia sull’acqua. Non si trova, come verrebbe naturale pensare, nel Sestiere di Santa Croce, che ha perso persino la sua chiesa omonima, demolita nel 1810 sotto il peso delle soppressioni napoleoniche, ma si erge discreta nel cuore di Cannaregio.È una croce alta sei metri, scolpita nel legno,Continua a leggere “56. La croce di San Girolamo”
55. Mezza dozzina di patere
Sono poche, ormai, le chiese veneziane che conservano una serie ordinata di patere, quei bassorilievi circolari incastonati nella pietra, tipici della laguna veneta, erano in voga tra il X e il XV secolo come talismani contro il male. Venezia ne conta oltre duemila, ma solo in pochi luoghi si trovano ancora nel loro contesto originario.AllaContinua a leggere “55. Mezza dozzina di patere”
54. Un liagò da toccare
I liagò, balconi pensili dell’anima veneziana, si affacciano di norma sui grandi palazzi lambiti dai canali, così da accogliere anche i raggi riflessi dall’acqua. La loro sporgenza verso l’esterno non è capriccio architettonico, ma desiderio di luce.Questo, invece, è un liagò che sfugge alle regole. Interamente in legno, restaurato con grazia, si cela in unaContinua a leggere “54. Un liagò da toccare”
53. L’ultimo numero di Cannaregio
Nel dedalo veneziano, i numeri civici ignorano le regole del mondo esterno. Qui non seguono la classica e ordinata numerazione “a stradario”, ma quella più fantasiosa “a insulario”, che si estende sull’intero sestiere. Il risultato? Una numerazione che sembra uscita da una tombola infinita, come i 6426 civici di Cannaregio, superati solo dal prolifico Castello.IContinua a leggere “53. L’ultimo numero di Cannaregio”
52. La lampada di Marforio
In Campo San Salvador è impossibile non alzare lo sguardo verso il grande drago alato in ferro battuto che regge una lampada. Ma ciò che spesso sfugge ai più è il dettaglio della lampada stessa: realizzata in ferro e vetro colorato, raffigura tre ombrelli aperti. Un’insegna originale e inconfondibile, che per oltre un secolo haContinua a leggere “52. La lampada di Marforio”